Quellavoltache: job hopping

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Ho visto su Youtube il reel di Starting Finance sulla Job Hopping, o per meglio dire la GIG Economy, che di fatto rende agile, perfino troppo, il lavoro. In pratica da anni si va verso un totale riversamento del rischio d'impresa verso il basso. Chiaramente il rischio, non il "riconoscimento" dello stesso se le cose vanno bene.

Questa cosa è preminente all'etero, Stati Uniti dove nasce per primo. In Italia le cose sono differenti grazie alla partita iva forfettaria, dove il rischio d'impresa è, o dovrebbe, essere reale dato che di professionisti a parcella si tratta.

Rimane però il job hopping anche per chi è dipendente, ed è un fattore che negli ultimi 10-15 anni si è rafforzato. Conviene saltare da un lavoro all'altro principalmente per aumentare lo stipendio, poiché nella posizione in essere non c'è margine di miglioramento. C'è poi il discorso sociale, cioè l'ambiente e chi lo "abita" determinano una situazione sana o tossica, ma questa è una concezione personalistica. C'è chi è agnostico e se ne frega, chi ne soffre.

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10 anni fa esatti, tramite un'agenzia che mai neanche ho visto, mi propongono un lavoro nell'ambito della security IT. Faccio la trafila di colloqui e test con il capo della sede, e alla fine avrei dovuto fare un incontro con l'amministratore delegato.

Il primo giro parte male, un giorno di pioggia battente, sede in centro, parcheggio in campo ai lupi, arrivo comunque in orario. Quando salgo su il tipo costernato "la dovevo chiamare l'incontro è saltato", mantengo la proverbiale calma e me ne vado. Avrei smoccolato dopo giù in strada, forse era un test, o forse no.

Seguono giri di mail, nuova data di un giorno x, alle 8 di sera... Insomma qualche red-flag già c'era. Capisco i test, ma stavo cercando di cambiare lavoro non andare in carcere.

Vado all'incontro, sto tizio per essere il capo di una società IT dava l'impressione di non sapere granché. Tra l'altro sembrava anche brillo perché ciancicava le parole ed aveva le pupille dilatate. Se ne esce con la prima domanda "cosa vuole lei da noi", gli ho detto in modo chiaro che scambio il mio tempo per denaro, caso mai la domanda la dovrei fare io. Cosa volete da me.

Mi esplicita in quel momento che il lavoro offerto era più una figura da "supercazzola" che tecnica. Praticamente era la figura di un commerciale, senza chiamarla tale dato che mancavano dei presupporti, ovvero i bonus.

Si arriva al punto di parlare di soldini, d'altronde gira e rigira di quello si parla. La butto dall'altra parte per capire l'andazzo. Mi sono presentato, ho fatto i test, quindi quanto sarebbe la vostra valutazione? Gli dico ora prendo questa cifra, sotto inteso fate voi l'offerta.

Risposta "non mercanteggio, per cui aggiungo 10 euro (al mese)". In quel momento mi giro e guardo il capo che era seduto di lato sulla scrivania. Tra l'altro la stanza non era neanche illuminata dalle lampade a soffitto ma dalla lampada sulla scrivania, segno che il tipo era veramente brillo. Nonostante la luce soffusa ho percepito il suo pesante imbarazzo, gli si leggeva in faccia il pensiero "che figura di merda".

Tenendo conto che il nuovo lavoro sarebbe stata una rottura di palle assurda, dato che spesso toccava andare fuori stando in Hotel. Una cosa mica secondaria per ovvie ragioni, anche psicologiche visto che di fatto non stacchi realmente. Il tutto per un delta di 10 euro rispetto al lavoro che avevo in quel momento, dove alle 18 al massimo ero a casa.

Probabilmente li ho fallito l'ultimissima parte di un test, ammesso che ce ne fosse uno, perché nonostante mi avesse detto che lui non mercanteggiava, avrei dovuto rilanciare. Il problema è che non c'erano presupposti e la base (fare il pseudo-commerciale) era sbagliata. Quindi me ne sono uscito giocando d'anticipo un "le farò sapere" con la faccia stupita dell'interlocutore.

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